estate 2012

settembre 17, 2012

108/110 e la pioggia di fine estate mi fa pensare a quando cercavo il mio futuro in progetti troppo lontani. Allora ero sotto un gazebo inventato nella tristezza del mio giardino da seminterrato che non aveva niente a che vedere con il gazeebo che c’è ora. ma anche lui sembra troppo lontano.

Qui a Verona non ci sono giardini, non di quelli in cui puoi prendere il sole o, nelle giornate di pioggia come queste, uscire avvolta solo di una coperta per leggere un libro. Qui ci sono occhi che ti guardano dalle finestre che ti fanno passare la fantasia. Eppure ho pensato a questo posto così tanto, quando ancora non sapevo dove sarebbe stato. Secondo i miei piani sarebbe dovuto essere il mio laboratorio: l’officina per tutto quello che gli occhi di Roma mi avevano impedito di fare. Ci ho pensato talmente tanto che un anno dopo non ho ancora fatto niente. Ci sono almeno 30 bottiglie di crodino in un comodino che aspettano di diventare la mensola più divertente – sono sicura, almeno – del palazzo, otto scarti industriali in legno e 5 pezzi di polistirolo che possono ancora diventare tutto, ma io immagino volumi per cornici, diversi piani dove appoggiarli, mai appenderli che poi – FRAM!

Ma ho imparato che faccio progetti quando credo di non poterne portare a termine nessuno e FRAM!

Mi ha scritto Potti e i pensieri cedono il posto alle osservazioni psicosociali. Sono le 13.37 ed è ora che mi occupi del bel pranzo che ho in mente.

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ritorno in treno

settembre 16, 2012

Ritornata in quel di Roma e a tutti quei miei progetti che possono prendere forma solo qui.
Avrò bisogno di tempo per pensare: almeno un’ora al giorno, un’ora per quello che voglio diventare.

E con To the lighthouse che ha un’orecchia circa a metà, riscopro nel treno -italotreno- un luogo distensivo dove provarmi di poter andare a dormire serena, stasera. Anche senza di te.

di passaggio

settembre 14, 2012

solo se poi vai in bicicletta
puoi scoprire il profumo
della lavanderia