Virginia parla per me

giugno 24, 2014

Anche in me l’onda si leva. Si gonfia, inarca la schiena. Ancora una volta sono consapevole di un nuovo desiderio, qualcosa che si solleva sotto di me come il fiero cavallo che il cavaliere prima sperona e poi frena. Quale nemico avvertiamo ora avanzare verso di noi, di te e di me che ti monto, mentre fermi su questo tratto di selciato scalciamo impazienti? È la morte. La morte è il mio nemico. È contro la morte che cavalco, lancia in resta e capelli al vento come un giovinetto, come Percival, quando galoppava in India. Do di sperone al cavallo. Contro di te mi slancio invitto e invincibile, o morte!
Le onde si ruppero a riva.

W V.

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24 maggio spregiudicato

maggio 23, 2014

tenuta in disparte
mi costringi a farti irrompere
nella nuova stagione,
se nelle officine meccaniche
di tecnici trasteverini
ho lasciato il mio giudizio:
3 radici e inclinazione a sinistra.

 

3 cose belle e fatte di carne:

Teatro Valle occupato e delle Ragazze del porno

quando non penso

maggio 21, 2014

Te ne stai fermo lì, a farmi aspettare ogni attimo della tua presenza -quanto tempo poi? sono ore, giorni?-; e poi invece ti muovi quel tanto da ricordarmi a cosa è valsa la pazienza, che è il mio regalo per te.

Chissà come suonerà la musica che sceglierai per distrarci stasera, per dimenticarci stasera.

fogli di riso dici?

febbraio 1, 2014

non ho potuto mai chiudere la porta della mia stanza, quindi dimmelo tu dove potevo essere privata.

passeggiata

gennaio 31, 2014

Lo sa chi porta il cane
che a certa gente
piace stare seduta al buio
della macchina parcheggiata;
si vede che in queste sere di una Roma ordinaria
la solitudine e il parcheggio
sono segreti per pochi intimi.

psicosi delle 4 e 48

dicembre 9, 2013

non ho ancora compiuto ventisei anni come sono pochi ventisei anni figuriamoci venticinque anni per pensare di essere già arrivati da qualche parte o avere un’idea su dove andare e trovo foto di donatella da ragazza che con mario fa la mamma a me bambina e penso di averle perdondato tutto e di avere tutta la libertà che ho pensato di non dover chiedere a questi venticinque anni.

penso all’effetto che mi fa il mio corpo se viene toccato da quali mani viene toccato da quanto lo farei toccare si farebbe toccare da tutte le mani pur di essere toccato dalle mani che pensavo fossero giuste alle 16:38 ma sono già le 16:42 e non puoi più essere sicuro di niente perché ho scoperto che non lo sono più che l’ho detto ad alta voce nei mie scarsi venticinque anni di organi sessuali vibranti sono in preda all’insoddisfazione che non mi permette di essere a pieno me e ti odio già e ti amo perché voglio permetterti di essere sbagliato con me e non so chi bestemmiare -bestemmio te- quando mi rendo conto che non mi vuoi quanto vorrei quanto vorrei mi volessi che hai due mani e sembra che tu non ne abbia nessuna quando mi dici di non pensare ma non mi permetti di fare leghi le mie e io muoio a velocità sostenuta.

una scatola per casa per caso

settembre 13, 2013

Il gatto che vive con me si chiama Madò e Tu sai chi, per gli amici Tom. Il mio gatto, che è lo stesso di prima, si chiama P.T. (Poste e Telegrafi, ma anche Porca troia), Mao (Tse-tung), ma gli piace chiamarsi anche Quarantaquattro (gatto). Si chiama, questo gatto, Modigliani, Lei ha caldo al culo se in Francia, ma solo quando non lo chiamano Vagina le vere femministe e Cato latinisti e deficienti. Dunque, dicevo, quel gatto di cui parlo si chiama Milli Graffi, Tette e un libro di Eliot sui gatti; si lascia perfino chiamare così:

– “Come si chiama il tuo gatto?”
– “Così.”

(non è vero si chiama Mini-mot, ma si legge minimò)

Amica mia,
la Kristeva si fa leggere con qualche resistenza su una distesa di sassi, e ieri mi ha punta un tafano, direi alquanto tenacemente.

Ti vorrei qui, insieme ad altre te, per farci qualche foto insieme magari a spaventarci per qualche vespa troppo vicina alle pagine dei nostri libri assonnati.

leggendo Carver

luglio 22, 2013

Sento di essere un po’ come una spugna; io sono una spugna. Spazialmente definita, ma vai a dire di che forma -la forma di una spugna!-, magari di un colore e non di un altro, ma più che altro una spugna, che beve.
Tutto quello che può lo beve, la riempie.

Quattro racconti Principianti e bevono tutti.

estate 2012

settembre 17, 2012

108/110 e la pioggia di fine estate mi fa pensare a quando cercavo il mio futuro in progetti troppo lontani. Allora ero sotto un gazebo inventato nella tristezza del mio giardino da seminterrato che non aveva niente a che vedere con il gazeebo che c’è ora. ma anche lui sembra troppo lontano.

Qui a Verona non ci sono giardini, non di quelli in cui puoi prendere il sole o, nelle giornate di pioggia come queste, uscire avvolta solo di una coperta per leggere un libro. Qui ci sono occhi che ti guardano dalle finestre che ti fanno passare la fantasia. Eppure ho pensato a questo posto così tanto, quando ancora non sapevo dove sarebbe stato. Secondo i miei piani sarebbe dovuto essere il mio laboratorio: l’officina per tutto quello che gli occhi di Roma mi avevano impedito di fare. Ci ho pensato talmente tanto che un anno dopo non ho ancora fatto niente. Ci sono almeno 30 bottiglie di crodino in un comodino che aspettano di diventare la mensola più divertente – sono sicura, almeno – del palazzo, otto scarti industriali in legno e 5 pezzi di polistirolo che possono ancora diventare tutto, ma io immagino volumi per cornici, diversi piani dove appoggiarli, mai appenderli che poi – FRAM!

Ma ho imparato che faccio progetti quando credo di non poterne portare a termine nessuno e FRAM!

Mi ha scritto Potti e i pensieri cedono il posto alle osservazioni psicosociali. Sono le 13.37 ed è ora che mi occupi del bel pranzo che ho in mente.