psicosi delle 4 e 48

dicembre 9, 2013

non ho ancora compiuto ventisei anni come sono pochi ventisei anni figuriamoci venticinque anni per pensare di essere già arrivati da qualche parte o avere un’idea su dove andare e trovo foto di donatella da ragazza che con mario fa la mamma a me bambina e penso di averle perdondato tutto e di avere tutta la libertà che ho pensato di non dover chiedere a questi venticinque anni.

penso all’effetto che mi fa il mio corpo se viene toccato da quali mani viene toccato da quanto lo farei toccare si farebbe toccare da tutte le mani pur di essere toccato dalle mani che pensavo fossero giuste alle 16:38 ma sono già le 16:42 e non puoi più essere sicuro di niente perché ho scoperto che non lo sono più che l’ho detto ad alta voce nei mie scarsi venticinque anni di organi sessuali vibranti sono in preda all’insoddisfazione che non mi permette di essere a pieno me e ti odio già e ti amo perché voglio permetterti di essere sbagliato con me e non so chi bestemmiare -bestemmio te- quando mi rendo conto che non mi vuoi quanto vorrei quanto vorrei mi volessi che hai due mani e sembra che tu non ne abbia nessuna quando mi dici di non pensare ma non mi permetti di fare leghi le mie e io muoio a velocità sostenuta.

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Amica mia,
la Kristeva si fa leggere con qualche resistenza su una distesa di sassi, e ieri mi ha punta un tafano, direi alquanto tenacemente.

Ti vorrei qui, insieme ad altre te, per farci qualche foto insieme magari a spaventarci per qualche vespa troppo vicina alle pagine dei nostri libri assonnati.

leggendo Carver

luglio 22, 2013

Sento di essere un po’ come una spugna; io sono una spugna. Spazialmente definita, ma vai a dire di che forma -la forma di una spugna!-, magari di un colore e non di un altro, ma più che altro una spugna, che beve.
Tutto quello che può lo beve, la riempie.

Quattro racconti Principianti e bevono tutti.

terzo appuntamento

marzo 13, 2012

e se poi…?

regresso

gennaio 29, 2012

ogni adolescenza
coincide con la guerra,
che sia vinta, che sia persa

La prima volta l’ho odiata, figuriamoci la seconda.

 

ingresso riservato ai soci

gennaio 18, 2012

In un periodo virtuoso dello scorso anno, scoprii la storia di una presunta Contessa del napoletano che, all’alba del 1800, ci rese un grande favore operando la traduzione della Dichiarazione declinata al femminile dei diritti dell’uomo e del cittadino della de Gouges. Questo lodevole lavoro fu firmato con lo pseudonimo di Rosa Califronia (Rosa Bella Mente, in una traduzione dal greco antico), dietro al quale mi piace decisamente immaginare una Contessa del napoletano.

Dietro questo nome, però, si potrebbero nascondere tutte le donne, e tutti gli uomini ovviamente, che concorrono, concorsero, o che presumibilmente lo faranno in futuro, alla scrittura della storia di quella metà del mondo che si finge non lo sia.

Ed è confortante avere un nome, un luogo,
dietro il quale stare insieme a tutte voi
.

Ma sento il peso della responsabilità, della maleducazione, dell’arroganza,
per aver scelto di abitare questo luogo virtuale senza essere invitata o per dei meriti personali che mi avessero resa abbastanza presuntuosa per bussare.

Una Rosa Califronia deve meritarsi di esserlo.

e se fossi una di quelle persone che non sapendo fare niente, e combinando anche meno, scaricano sui figli, unico papabile progetto -chissà per quale motivo poi?!- tutte le loro frustrazioni obbligandoli ad una vita di pretese e aspettative ingiuste almeno quanto indesiderate e frustranti?

oddio. mi odiano, e non hanno ancora un nome.